A vederlo da fuori, il rugby è Sei Nazioni, cioè Storia. E’ Francia, Galles, Inghilterra, Irlanda, Italia, Scozia – in rigoroso ordine alfabetico. E’ Stade de France a Parigi, è Twickenham a Londra – dove come entri in campo sei già sotto di dieci punti, come dicono i francesi – è Millennium a Cardiff – quello che ha la copertura mobile affinché anche Dio possa vedere i Dragoni rossi andare in meta - è Murrayfield a Edimburgo – il suono lamentoso delle cornamuse e sull’erba di Murrayfield soffia il vento freddo delle Highlands, come descrisse Paolo Rosi – è Lansdowne Road a Dublino – il più vecchio stadio, tutto in legno – è Flaminio a Roma – in rigoroso ordine di capienza. E’ il pubblico che canta come un sol uomo – giocatori compresi - gli inni nazionali (God save the Queen per gli inglesi, Mae hen wlad fy nhadau per i gallesi, Ireland’s call per la nazionale irlandese – perché il rugby è l’unico momento che vede assieme tutta l’Irlanda, protestanti e cattolici fianco a fianco - Flower of Scotland per gli scozzesi, La marseillaise per i francesi, Fratelli d’Italia per gli italiani).
A vederlo da fuori, il rugby è – anche, ma non solo - Angus Buchanan, scozzese – autore della prima meta internazionale – è William Bolton, inglese – l’uomo che acquistò, e quindi inventò, il Cucchiaio di legno, per chi al Sei Nazioni perde e basta –è Jehoida Hodges, gallese – il primo, e per sessant’anni l’unico, a siglare tre mete in un match – è Jerry Shea, gallese – il primo, e per trent’anni l’unico, a realizzare la full house: meta, trasformazione, calcio e drop, in un’unica partita – è Vivian Jenkins, gallese – il primo estremo ad andare in meta dopo un coast to coast – è Jean Prat, francese, semplicemente Monsieur Rugby, è Pierre Albaladejo, francese, Monsieur Drop, è Gareth Edwards, gallese – che a Cardiff segnò quella che viene giudicata la meta più bella nella storia del rugby. Due minuti e 25 secondi dall’inizio della partita: 90 metri di corsa, sei passaggi, 23 secondi di azione (Marco Pastonesi e Ettore Pessina, Il 6 Nazioni) – è John Peter Rhys, gallese – l’unico che non abbia mai perso contro l’Inghilterra, e scusate se è poco - è Ray Gravell, gallese, il più forte placcatore della storia del rugby – uno che segue fedelmente il primo comandamento, devi placcare subito, anche se subito è troppo tardi - è Gavin Hasting, scozzese, - uno di quelli che, certi giorni, la butta dentro a occhi chiusi, e negli altri, per buttarla dentro, basta che gli occhi li apra, (Marco Pastonesi e Ettore Pessina, Il 6 Nazioni) – è John Leslie, scozzese - autore della meta più veloce, 9 secondi dall’inizio – è Massimo Giovannelli, italiano – il primo giocatore senza passaporto Great Britain ad essere eletto «most preminente player of the year», oh yes – è Diego Dominguez, italoargentino – che con un drop realizza i primi punti azzurri, nell’esordio al Sei Nazioni – è Ciccio De Carli, italiano – che realizza la prima meta italiana, nell’esordio al Sei Nazioni.
A vederlo da fuori, il rugby è anche Australia, Sud Africa, All Blacks – giusto per ricordare solo i più importanti XV al di sotto dell’Equatore - cioè l’altra metà del mondo ovale, quello che parla la voce del Tri Nations. Paesi di gente che vive e respira rugby 24 ore al giorno, anche quando dorme, ma solo perché di più non si può, di sterminati terreni di gioco che sorgono l’uno accanto all’altro – e spesso in prossimità delle scuole, ah, quanto da imparare. Paesi di David Campese, Michael Lynagh, John Kirwan, Jonah Lomu, Craig Green, Keven Mealamu, Sitiveni Sivivatu, Neemia Tialata, Tana Umaga, Naas Botha, Jean De Villiers. E poi, c’è l’Haka, ma come fai a descriverla a qualcuno che non l’ha mai vista? Non si può. Quindici uomini – ma lo sono davvero? – completamente vestiti di nero che ti urlano in faccia: Ka mate, ka mate, ka ora, ka ora (E’ la morte, è la morte, è la vita, è la vita). E mentre gli All Blacks danzano questa poesia di guerra tu, chiunque tu sia, che fai? Preghi. Non c’è alternativa.
A vederlo da fuori, il rugby, viene voglia di provarlo da dentro. Perché così il terzo tempo si gode ancora meglio.